AGI - Porteranno il peso della crisi. Sono le Pmi: dalle lavanderie ai centri estetici, dai meccatronici all'autotrasporto, dalla lavorazione della ceramica alle vetrerie, dalla trasformazione dei lapidei alla lavorazione della pelle. Per 300mila piccole imprese, che impiegano oltre 1,5 milioni di dipendenti, i costi energetici rischiano di andare fuori controllo. Sono quelle imprese per cui la voce energia ha una elevata incidenza sui costi totali, dal 12 al 40%: non consumano elevate quantità di energia ma sono quelle più vulnerabili ai rialzi di bollette e carburanti.Se le quotazioni attuali di petrolio e gas dureranno fino a maggio il sistema delle imprese dovrà sopportare un aumento dei costi energetici di circa 6 miliardi su base annua rispetto al 2025. Se la crisi nel Golfo si prolungherà fino a dicembre la stangata per le imprese sarebbe intorno ai 30 miliardi in più rispetto all'anno scorso, secondo le stime realizzate da Cna.
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Le tinto-lavanderie, le più sensibili

Centri estetici e alta intensità energetica

Altri settori ad alta incidenza energetica

Articoli da forno, autoriparatori e lapidei

Settori meno colpiti dall'energia

L'appello della Cna: misure di emergenza