Le cause della crisi e le scorte europee
Il nodo, peraltro, non nasce esclusivamente con questa crisi: prima ancora della guerra, Politico ricorda come le compagnie segnalavano già un deficit strutturale di cherosene nel blocco europeo, dovuto in parte alle sanzioni sul petrolio russo e in parte al calo della capacità di raffinazione nel continente. L'Europa, spiega la IATA, importa da tempo circa il 30% della domanda regionale di carburante. In generale, gli aeroporti europei hanno ancora scorte sufficienti per mantenere operativi i voli, ma il rischio di carenze nei prossimi mesi viene considerato concreto, sia dagli analisti che dalle compagnie.
Le reazioni delle compagnie aeree
Ryanair, ad esempio, sta valutando la cancellazione del 5-10% dei voli tra maggio, giugno e luglio se la guerra dovesse proseguire per altri 2-3 mesi. Il Ceo, Michael O'Leary, ha avvertito in un'intervista a SkyNews che le compagnie non avrebbero la possibilità di scegliere con libertà quali rotte sacrificare, perché le cancellazioni dipenderebbero dagli aeroporti nei quali i fornitori segnalassero problemi di disponibilità, con un preavviso stimato tra cinque e sette giorni. Un po' quello che è accaduto oggi con i quattro scali italiani. Anche il gruppo Lufthansa ha confermato che teme ripercussioni sulla fornitura di cherosene se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi. "Per le nostre compagnie passeggeri, circa l'80% del fabbisogno di carburante per l'anno in corso" è garantito "da coperture che attenuano l'impatto del rialzo dei prezzi petroliferi. Tuttavia, anche noi risentiamo dell'aumento dei costi".
Aumento dei consumi e impatto sui costi
A complicare il quadro c'è anche il fatto che le compagnie stanno già consumando più carburante del previsto. Dall'inizio della guerra con l'Iran, infatti, molti vettori sono stati costretti ad allungare le loro rotte per evitare le aree interessate dalla guerra, aumentando così il consumo di cherosene. Dal 28 febbraio, data di inizio della guerra, i prezzi spot sono quasi raddoppiati, passando da circa 96 a 197 dollari al barile. Il carburante, scrive Aerotime, vale in genere tra il 20% e il 35% dei costi operativi di un vettore e le attuali quotazioni stanno erodendo i margini delle compagnie. In diversi casi, i voli prenotati prima del conflitto partono già in perdita.

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